Le espressività del volto del crocifiso di Fra Umile da Petralia della Chiesa Madre di Campobello di Mazara - Blog - parrocchiecampobello

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Le espressività del volto del crocifiso di Fra Umile da Petralia della Chiesa Madre di Campobello di Mazara

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Pubblicato da in Lettere del Parroco ·
Tags: CROCIFISSO
QUELLE GINOCCHIA PIEGATE SU UN CEPPO
LE ESPRESSIVITÀ DEL VOLTO DEL CROCIFISSO DI FRA UMILE DA PETRALIA
DELLA CHIESA MADRE DI CAMPOBELLO DI MAZARA

Senza voler dare una lettura sommaria o semplicemente epidermica, invero, possiamo affermare che il Volto del Crocifisso di fra Umile da Petralia custodito nella Chiesa Madre di Campobello di Mazara (come del resto l'insieme delle opere del frate madonita), presenta una ricca espressività, quasi cangiante a seconda del punto di osservazione. E se per un verso l'impatto psicologico è piuttosto soggettivo non è fuori luogo affermare che, da sinistra, si coglie un Volto che manifesta, per certi versi, un Cristo quasi malinconico, ("La mia anima è triste fino alla morte": cfr. Mc 14,34). Dal punto di osservazione centrale emergono ancora i tratti della sofferenza, di un dolore intenso che non travalica comunque quel senso di compostezza che la scultura in sé racchiude, (si fece obbediente fino alla morte e alla morte di Croce: cfr. Fil 2,8). Infine dal punto di osservazione da destra si notano espressioni di un Volto che suggeriscono un atteggiamento di serenità interiore, quasi uno stato di contemplazione; una sorta di consolazione post mortem promana dai tratti fisiognomici del Crocifisso; è come se, dopo quel grido: "tutto è compiuto" (cfr. Gv 19,30), quel Volto, prima contratto e agonizzante, ora più rasserenato sia segno della consegna fiduciosa del Figlio tra le braccia del Padre ("Padre nelle tuo mani consegno il mio Spirito": cfr. Lc 23, 46). In un certo senso, è come se l'autore petralese abbia impresso, attraverso il suo scalpello, nella scultura lignea l'intero racconto della passione e morte del Signore, facendo trasalire, al contempo, dai nodi del legno medesimo, attraverso il linguaggio dell'arte, la luce pasquale della Resurrezione. Tant'è che non soltanto il Volto, ma l'intero Corpo del Crocifisso di fra Umile sono una narrazione iconologica della passione di Cristo. Ad esempio, il cosiddetto "ruscello" attraverso il quale lo scultore rappresenta il Sangue che fuoriesce dal Costato di Cristo, trafitto dalla lancia del centurione romano, che congiuntamente ad altre caratteristiche iconografiche rappresentano una delle costanti delle sculture lignee di fra Umile da Petralia, (ruscello a rilievo reso in ceralacca probabilmente rimosso da questa scultura, a causa di un maldestro tentativo di restauro ma di cui ne rimangono delle tracce) e la quasi esagerata tumefazione del Corpo con diversi segni di lividure, percosse, scorticature, ferite, non sono affatto un'eccessiva dilatazione iconografica, ma rispecchiano, in effetti, l'itinerario doloroso che va dall'Orto del Getsemani al Calvario (davanti a lui ci si copre il volto: cfr Is 53,3) e sono in linea con le direttive della Controriforma, i temi iconografici prediletti dai francescani fin dal Medioevo e la sensibilità culturale dell’hispanidad della Sicilia seicentesca.

Sotto questo punto di vista, il Crocifisso di fra Umile si connota dunque come una vera e propria "catechesi kerygmatica" poiché l'opera scultorea, in quanto tale, mentre "annunzia" il mistero della Croce, della passione e morte del Signore, con un certo impatto psicologico che rapisce il devoto suscitandone sentimenti di pietà e di fede, svela e rivela, al contempo, il mistero pasquale nella sua pienezza; quasi un anelito e un richiamo, per l'osservatore accorto, alla speranza della contemplazione del Volto glorioso del Risorto. Sui nodi del legno, infatti, la mano del frate non ha inciso unicamente la crudeltà della sofferenza e la tetraggine della morte ma, nella inclemenza della Croce, l'autore petralese, lascia intravvedere un Crocifisso che rimane, per così dire, composto in un anelito estatico, contemplante il Volto del Padre.  
La via pulchritudinis che è linguaggio privilegiato di una fede che si fa arte e cultura è misticamente incisa in questa opera lignea. Infatti è noto il senso mistico che invade l'osservatore e la nube di mistero che avvolge il devoto che focalizza soprattutto i volti dei Crocifissi di fra Umile per la loro particolare espressività. Si tratta di una delle peculiarità iconografiche delle opere di fra Umile da Petralia che, congiuntamente ad altri elementi che lapidariamente segnalo (oltre quelli sopra menzionati), invero, sono presenti nella scultura lignea custodita a Campobello: la grossa ferita al centro del torace, i denti del Crocifisso, che s'intravvedono a seconda del punto di vista di osservazione, il caratteristico perizoma, l'armonia anatomica, la curata capigliatura con la scrimatura centrale, etc.
I Crocifissi di fra Umile, rispondendo ai canoni del tempo, si prestavano ad essere l’exemplum della parola annunciata ai fedeli. Ma possiamo andare oltre. Sotto questo punto di vista, infatti, per riprendere quanto affermavo sopra, l'intentio auctoris "narrata" attraverso i Crocifissi è quello di un annuncio di fede vero e proprio, ovvero la proclamazione del kerygma, della Buona Novella (ευαγγέλιο): Cristo morto e Risorto, verità fondante la fede cristiana. Comprendiamo allora come il Crocifisso, in quanto opera d'arte, è frutto di un "itinerario" spirituale. La scultura è frutto, infatti, di una "parola" prima accolta, meditata e interiorizzata e successivamente "annunciata" attraverso i nodi di un legno. Le ginocchia piegate su un ceppo e lo scalpello tra le mani sono per fra Umile da Petralia tempo di orazione e di meditazione del messaggio di salvezza ed esperienza di contemplazione. Sotto questo punto di vista i Crocifissi di fra Umile sono l'eredità della sua esperienza mistica, di fede e di apostolato. E come un religioso predicatore, si spostava da un luogo all'altro per proclamare i suoi insegnamenti, allo stesso modo ritroviamo quel fra Umile apostolo itinerante in diverse centri della Sicilia, e oltre, per iniziare i suoi discepoli all'arte dei suoi Crocifissi.


Don Nicola Patti




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