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IL VANGELO DELLA DOMENICA IN UN MINUTO I DOMENICA DI AVVENTO

Archivio > La Liturgia della Domenica > Anno 2019
IL VANGELO DELLA DOMENICA IN UN MINUTO
I DOMENICA DI AVVENTO ANNO A
(Matteo 24, 37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
COMMENTO
Avvento, un tempo che precede la solennità del Natale. Non mancheranno le luci esteriori nelle piazze, nelle vetrine e sui balconi; si prepara il pranzo del Natale, momenti molto intimi e sacrosanti; il Natale è tempo in cui non rinunciamo a stare in famiglia e a riabbracciare gli amici più cari; e a non trascurare i poveri. È vero. Dei poveri, per lo meno a Natale, non ci dimentichiamo, con le nostre cene di beneficenza. Ma siamo disposti ad andare oltre? Avvento è venuta, per cui non è preparazione al Natale, inteso come il ricordo di un avvenimento storico di 2000 anni fa; ma l'Avvento è venuta del Signore, la sua parusia. La parusia di un figlio d'uomo, figura d'uomo positiva dopo il tempo delle bestie, ossia degli uomini sanguinari e assetati di potere, con cui le pagine bibliche (cfr. il libro di Daniele) indicano i vari regni che storicamente si susseguono. Per coloro i quali sono affezionati al regno vecchio questo regno che viene non è gradito. Per questo Gesù nel vangelo dice: "l'uno sarà preso e l'altro lasciato", riferendosi alla figura di due uomini e due donne nelle loro attività quotidiane.
Un giorno i discepoli invitano il maestro ad ammirare il tempio di re Erode e rimangono sorpresi del fatto che Gesù non si lascia coinvolgere dalla loro emotività. Abbiamo ascoltato questo vangelo qualche domenica fa, nella XXXIII domenica del T. O. dell'anno C. (Luca 21,5-19). Gesù è venuto in Gerusalemme ma la città non ha accolto la sua visita. Gerusalemme è affezionata al mondo antico e non ha riconosciuto la venuta di un tempo nuovo. Gesù soffre per la sua distruzione e piangerà sulla città.
Amici, è necessario essere vigilanti nell'attesa: c'è una visita che il Signore compie. Il dono e la chiamata di Dio sono irrevocabili. Mai dobbiamo fare l'errore di non riconoscere la chiamata di Dio: è l'invito ad entrare nel regno nuovo, a lasciare i nostri schemi, a fidarci pienamente di Lui, a lasciare che la sua parola accada concretamente nella nostra vita. Non possiamo rimanere distratti e indifferenti. Neanche aderire di facciata ai suoi comandamenti e continuare con la nostra mentalità; o fidarci a convenienza. Dobbiamo credere che c'è un suo progetto bello che ci supera sempre. Si chiama la sua volontà.
Nel vangelo di oggi Gesù afferma: "Come furono i giorni di Noè, cosi sarà la venuta del figlio dell'uomo". Questa "venuta" è da intendersi come parusia, termine greco per intendere un modo attivo ed efficace nel rendersi presente da parte di qualcuno. Il termine era riferito, ad esempio, alla visita di un governatore, di un funzionario che arrivava in un territorio per dei fini ben precisi o per corrispondere a delle necessità.
Al tempo di Noè la gente viveva distratta, non si accorgeva degli avvenimenti che stavano capitando. Il diluvio è dunque un simbolo per svegliare l'uomo da pericoli immani che, sotto il profilo antropologico e spirituale, sono deleteri ad ogni epoca storica. Fenomeni che, in termini contemporanei, possiamo definire come secolarismo, crisi di fede, perdita del senso del sacro, indifferenza religiosa, relativismo etico. Vivevano una vita godereccia e non si accorsero che il diluvio era imminente. Il diluvio è dunque un'immagine attraverso la quale il Signore ci spinge ad entrare nella realtà nuova e a sfuggire dal mondo vecchio che viene spazzato via dalle acque. Essere attenti e vigilanti, ovvero saper cogliere il tempo di Dio, saper cogliere Dio che viene ed inaugura una realtà nuova. Allora vigilare significa confidare in Dio, rimanere fermi attorno alla parola di Dio; e non farsi prendere dalle preoccupazioni del tempo presente. Il quotidiano è Epifania di Dio. La vita è il capolavoro che Dio messo ha affidato alla tua libertà: solo tu ne puoi essere il custode responsabile.
Le acque del diluvio sono da intendere, per certi versi, in senso positivo. Non tanto un simbolo di distruzione, ma segno della novità di Dio, del suo passaggio potente che accade nella storia: un tempo nuovo che si compie. E' di moda oramai dire non ho tempo. San Paolo nella lettera ai Romani, la seconda lettura della liturgia odierna, afferma: "è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti" (Rm 13,11).
Una coscienza sveglia lavora per la pace e la giustizia. L'uomo è sempre tentato dal sonno della coscienza. Oggi il mondo ci tiene narcotizzati. L'Avvento è tempo di vigilanza per difenderci dal sonno della coscienza.
È possibile vivere senza accorgersi dei volti. I volti dei fratelli che si affacciano sulla scena della storia. Pensiamo ai migranti nelle acque del mediterraneo. Ed è questo il diluvio! Vivere senza volti: volti di popoli in guerra; di bambini vittime di violenza, di fame, di abusi, di abbandono; volti di donne violate, comprate, vendute; volti di esiliati, di profughi, di migranti in cerca di sopravvivenza e dignità; è possibile, come allora, mangiare e bere e non accorgersi di nulla. Anche noi spesso siamo chiese comunità senza volto, comunità anonime. Non ci riconosciamo gli uni gli altri per questo non sappiamo riconoscere i volti degli uomini di oggi. I giorni di Noè sono i miei, quando dimentico che il segreto della mia vita è oltre me stesso; e placo la fame di cielo ingolfandomi di terra.
L'umanità vive un rapporto falsato col tempo, un tempo secolarizzato. Eppure tutto tende al cielo. Passa la scena di questo mondo. Da questa visione falsata del tempo e della storia nascono tutti gli abomini, gli omicidi, gli sfruttamenti, gli interessi egoistici, l'attaccamento al denaro e al potere, l'usurpazione delle risorse naturali, la perdita del senso della sacralità della vita umana e la continua tentazione a non riconoscere i diritti fondamentali dell'uomo. Quando il nostro Dio verrà per mietere la nostra vita, se saremo rimasti zizzania per noi non ci sarà posto nei suoi granai eterni. Poiché nessuno conosce il giorno della sua mietitura, è giusto che sia sempre ben preparato, vigilante nell'attesa.


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